Blog

Report
FUNK HISTORY (1 di 3)
August 26, 2010 | 4:51 pm


Categoria: Musica


C'è un genere musicale di cui si sa poco o niente in italia.

Ma che influenza moltissimo tanti artisti ancora oggi.
Anche in italia.
Un genere di cui è stato scritto poco persino in america (dove ha le sue radici)
e questo poco, in italia non è neanche arrivato.

Del Blues sono pieni gli scaffali, del jazz altrettanto, ma quando si parla di FUNK, è raro che qualcuno gli associ qualche parola in più oltre che JAMES e BROWN. Il che tra parentesi copre già un buon 50% dell'argomento, ma che sicuramente non esaurisce e neanche approfondisce lo studio (o semplicemente la narrazione, affascinante) di un genere che più di ogni altro è stato ed è tuttora la sintesi di tutto quanto è cultura afro-americana.

Ma andiamo a ritroso.

Si diceva che il FUNK è un genere che ancora oggi influenza le nuove generazioni di artisti.
Essere FUNKY è diventato un aggettivo di uso comune tra i musicisti di mestiere, quando decidono di voler dare una certa impronta al sound su cui lavorano.
Questo perchè il FUNK è un'attitudine, prima di essere una tecnica che si può studiare e riprodurre meccanicamente.
Se Il termine "funk" sembra derivare da una parola africana (africa centrale, congo e angola per la precisione) che significa "forte odore corporeo", l'aggettivo "funky" cominciò ad essere usato negli anni trenta fra i musicisti che si ritrovavano in Congo Square a New Orleans, e veniva usato in riferimento all'odore degli schiavi negri che partecipavano alle jam sessions.
Ma ci sono diversi aspetti del FUNK che sono intimamente legati a un sistema di valori africano che si è propagato attraverso la cultura nera negli anni, che non sono solo l'odore di un corpo sudato.
Come scrive Rickey Vincent nel suo libro "FUNK - the music, the people and the rhythm of the one" il FUNK è profondamente radicato nella cosmologia africana - l'idea che le persone siano create in armonia con i ritmi della natura e che libera espressione equivalga a salute mentale e fisica.
Da qui, il FUNK nell'accezione moderna è una deliberata reazione alla tradizionale predilezione del mondo occidentale per la formalità e l'auto-repressione. Nella società occidentale il mantenimento della razionalità, della civiltà, del moralismo, con il rifiuto e il disdegno per i naturali impulsi del corpo e dell'anima, è diventato una pratica fine a sè stessa.
E questa estetica del frenare i propri istinti è stata per molti occidentali ulteriormente accentuata dall'influenza della tecnologia.
Uno dei personaggi di "The bluest eye" di Toni Morrison parla della situazione affrontando a testa alta i "bianchi" americani:

"Loro imparano... come comportarsi. L'attento sviluppo della pazienza, delle buone maniere, di una loro alta morale. In breve, come sbarazzarsi della "sporcizia" (la funkitudine). La terribile "sporcizia" della passione, la "sporcizia" della natura, la "sporcizia" dell'enorme varietà delle emozioni umane. Ovunque esploda, questa sporcizia, viene pulita via; dove si affaccia oro la dissolvono, ovunque sbocci, sgoccioli o aderisca, loro la trovano e la combattono finchè questa non muore.
Combattono questa battaglia fino alla tomba."
Bhè questa sporcizia è il FUNK.
Questa violenza nei confronti della natura è anche manifesta nell'ossessiva crudeltà e nei trattamenti violenti nei confronti dei neri da parte dei bianchi nel corso di tutta la storia americana. Questo ha ovviamente perpetrato la repressione sociale dei neri e delle loro manifestazioni di auto-espressione come il jazz, il carnevale caraibico, il be-bop, e il funk.
E' la funkitudine che ha fornito il background pop moderno ed è stato forum per espliciti confronti sul tema dell'eredità culturale del razzismo in america.

E' impossibile capire quello che succede al giorno d'oggi col fenomeno dell'hip-hop senza conoscere il FUNK.
Le radici sono le stesse, sono cambiati i tempi.
Il FUNK come fenomeno è sicuramente legato a un preciso periodo storico che va più o meno dalla morte di Malcom X nel 65 alla nascita della disco music nella metà dei 70, e questa è una delle ragioni per cui questa è la branca della cosidetta "black music" che è meno conosciuta, ma della quale se ne sente ancora oggi l'eco.
Nel momento in cui il funk ha cominciato a diventare musica con un messaggio, era chiaro che si correva un rischio. Nel momento in cui si era passati da "Papa's got a brand new bag" a "Say it loud, I'm black and I'm proud", da "Hot fun in the summertime" di Sly & the family stone a "America eats its young" dei Funkadelic era chiaro che si stava prendendo una posizione che non sarebbe piaciuta.
Per gli Isley Brothers "Fight the power" fu l'ultimo POP hit in classifica, e visto che gli artisti continuavano a produrre musica con messaggi diretti, i loro brani venivano ignorati dalle radio e man mano che il tempo passava, la musica popolare nera degenerò in musica disco dance senza senso.
L'industria discografica non aveva nessun interesse nel permettere a musicisti neri (o di qualsiasi altro colore) di suonare musica secondo i loro termini.

(Fine Prima Parte)

Ulteriori informazioni: http://www.myspace.com/doctorstone/blog#ixzz0xkOuKO2u

Post a Comment


Please login or register to post a comment.

Advertisement