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FUNK HISTORY (2 di 3)
August 26, 2010 | 4:52 pm
Categoria: Musica
"Le persone nel mondo si rendono ridicole cercando di essere serie. Quello di cui abbiamo bisogno è di essere seri riguardo l'essere ridicoli."
Patrick "Sledhicket" Norwood
Il Rhythm And Blues era la principale forma di musica popolare nell'america nera degli anni '40 e la grandiosa energia delle piccole dance bands di neri, che venivano dalle aree rurali, li portò pian piano al centro della scena nazionale nera.
La gente che lavorava duro tutto il giorno aveva bisogno di musica espressiva che fosse carica d'energia, suonata forte e ad alto volume e soprattutto buona per poter reggere ad una nottata di danze scatenate e di baldorie.
Un virtuoso non era importante; tutto quello di cui avevano bisogno erano urla che venivano fuori dal cuore, un sassofono che volava leggero e una chitarra coi piedi per terra.
Fintanto che il ritmo pulsava e il cantante era sincero, la musica avrebbe fatto il suo dovere, e i pensieri e i problemi della giornata sarebbero scomparsi.
Questa componente popolare del Rhythm and Blues sarebbe diventata l'ingrediente principale del Funk nel momento in cui l'R'n'B si aprì ad una forma di intrattenimento da ballo più sofisticato ritmicamente e più legato alla politica.
Quando gli sconvolgimenti sociali dei '60 attirarono l'attenzione pubblica, una rivoluzione musicale nera cominciò a espandersi in America.
Arrivarono i primi cambiamenti nella musica popolare, e i contenuti espressi cominciarono ad assumere sempre più significato.
Con la soul music che incantava i cuori attraverso i principali media e le idee militanti del nazionalismo nero nel jazz (rispecchiate da john coltrane), la rivoluzione ritmica dei neri avveniva sotto gli occhi di tutti.
Tutti sperimentavano il nuovo groove; i produttori di hit della Motown e degli studi FAME di Muscle Shoals, gli innovatori del soul della west coast, giocavano con un sound che per primo fu portato al grande pubblico da James Brown.
Il "padrino del soul" stesso descrive "Papa's Got a Brand New Bag", il brano del 1965 che viene considerato come il "fossile originario" del Funk:
"Quella fu la canzone della svolta. Rivoltò tutti sotto sopra. Perché enfatizzai l'uno e il tre al contrario di quello che succedeva col tradizionale modo di contare della musica scritta sul due e sul quattro. Ma ci aggiunsi anche il gospel e il jazz e sfidai tutte le regole."
Solo James Brown fu capace di navigare le onde dei ritmi contrastanti senza esserne travolto. Al contrario, insegnò a un intero universo di musicisti a "rinunciare o a lasciarsi andare" (Give it up, or Turn it a loose).
La "nuova borsa" (brand new bag) del padrino del soul era già nota agli appassionati del Rhythm and Blues che avevano ascoltato gli ingredienti base di quel brano in "Out of sight" del 1964.
Ma per l'estate del 1965, il mostruoso groove era già presente e riconoscibile in tutta la sua nuova e vibrante energia in brani come "Respect" di Otis Redding, "Uptight" di Stevie Wonder e "No Pity (in the naked city)" di Jackie Wilson.
Dalla Seconda Guerra Mondiale, la struttura ritmica standard dei batteristi R'n'B era stato lo shuffle. Con il FUNK, lo shuffle divenne obsoleto.
La scomparsa dello shuffle ha però un significato anche più profondo.
Mentre il ritmo shuffle era stato parte fondamentale di alcuni passi di danza degli anni '40 e '50 come il jitterbeug e il lindy hops, il passo shuffle (trascinato) continuava ad essere uno dei crudeli aspetti dell'immaginario negativo riguardanti i "negri".
Il passo shuffle originariamente nacque durante l'età coloniale come caricatura degli stili di danza africani che assumevano posizioni di passi saltellanti.
I personaggi neri con le facce dipinte di nero dei minstrel shows dell'Ottocento esageravano lo shuffle per ridicolizzare i neri per il divertimento dei bianchi.
La segregazione decideva che i neri non dovevano mai stare in piedi diritti di fronte a un bianco, mai guardare un bianco negli occhi, o replicare a un bianco, ma solo trascinarsi via (shuffle), a testa bassa, con la loro dignità completamente perduta.
Lo shuffle fu uno dei tanti aspetti della "negritudine" che venne spazzato via negli anni Sessanta.
Proprio come recitava la canzone di marcia per i diritti civili: "Ain't gonna shuffle no more!" (non strisceremo più!)
(Fine Seconda Parte)
Ulteriori informazioni: http://www.myspace.com/doctorstone/blog#ixzz0xkP4SH3T
August 26, 2010 | 4:52 pm
Categoria: Musica
"Le persone nel mondo si rendono ridicole cercando di essere serie. Quello di cui abbiamo bisogno è di essere seri riguardo l'essere ridicoli."
Patrick "Sledhicket" Norwood
Il Rhythm And Blues era la principale forma di musica popolare nell'america nera degli anni '40 e la grandiosa energia delle piccole dance bands di neri, che venivano dalle aree rurali, li portò pian piano al centro della scena nazionale nera.
La gente che lavorava duro tutto il giorno aveva bisogno di musica espressiva che fosse carica d'energia, suonata forte e ad alto volume e soprattutto buona per poter reggere ad una nottata di danze scatenate e di baldorie.
Un virtuoso non era importante; tutto quello di cui avevano bisogno erano urla che venivano fuori dal cuore, un sassofono che volava leggero e una chitarra coi piedi per terra.
Fintanto che il ritmo pulsava e il cantante era sincero, la musica avrebbe fatto il suo dovere, e i pensieri e i problemi della giornata sarebbero scomparsi.
Questa componente popolare del Rhythm and Blues sarebbe diventata l'ingrediente principale del Funk nel momento in cui l'R'n'B si aprì ad una forma di intrattenimento da ballo più sofisticato ritmicamente e più legato alla politica.
Quando gli sconvolgimenti sociali dei '60 attirarono l'attenzione pubblica, una rivoluzione musicale nera cominciò a espandersi in America.
Arrivarono i primi cambiamenti nella musica popolare, e i contenuti espressi cominciarono ad assumere sempre più significato.
Con la soul music che incantava i cuori attraverso i principali media e le idee militanti del nazionalismo nero nel jazz (rispecchiate da john coltrane), la rivoluzione ritmica dei neri avveniva sotto gli occhi di tutti.
Tutti sperimentavano il nuovo groove; i produttori di hit della Motown e degli studi FAME di Muscle Shoals, gli innovatori del soul della west coast, giocavano con un sound che per primo fu portato al grande pubblico da James Brown.
Il "padrino del soul" stesso descrive "Papa's Got a Brand New Bag", il brano del 1965 che viene considerato come il "fossile originario" del Funk:
"Quella fu la canzone della svolta. Rivoltò tutti sotto sopra. Perché enfatizzai l'uno e il tre al contrario di quello che succedeva col tradizionale modo di contare della musica scritta sul due e sul quattro. Ma ci aggiunsi anche il gospel e il jazz e sfidai tutte le regole."
Solo James Brown fu capace di navigare le onde dei ritmi contrastanti senza esserne travolto. Al contrario, insegnò a un intero universo di musicisti a "rinunciare o a lasciarsi andare" (Give it up, or Turn it a loose).
La "nuova borsa" (brand new bag) del padrino del soul era già nota agli appassionati del Rhythm and Blues che avevano ascoltato gli ingredienti base di quel brano in "Out of sight" del 1964.
Ma per l'estate del 1965, il mostruoso groove era già presente e riconoscibile in tutta la sua nuova e vibrante energia in brani come "Respect" di Otis Redding, "Uptight" di Stevie Wonder e "No Pity (in the naked city)" di Jackie Wilson.
Dalla Seconda Guerra Mondiale, la struttura ritmica standard dei batteristi R'n'B era stato lo shuffle. Con il FUNK, lo shuffle divenne obsoleto.
La scomparsa dello shuffle ha però un significato anche più profondo.
Mentre il ritmo shuffle era stato parte fondamentale di alcuni passi di danza degli anni '40 e '50 come il jitterbeug e il lindy hops, il passo shuffle (trascinato) continuava ad essere uno dei crudeli aspetti dell'immaginario negativo riguardanti i "negri".
Il passo shuffle originariamente nacque durante l'età coloniale come caricatura degli stili di danza africani che assumevano posizioni di passi saltellanti.
I personaggi neri con le facce dipinte di nero dei minstrel shows dell'Ottocento esageravano lo shuffle per ridicolizzare i neri per il divertimento dei bianchi.
La segregazione decideva che i neri non dovevano mai stare in piedi diritti di fronte a un bianco, mai guardare un bianco negli occhi, o replicare a un bianco, ma solo trascinarsi via (shuffle), a testa bassa, con la loro dignità completamente perduta.
Lo shuffle fu uno dei tanti aspetti della "negritudine" che venne spazzato via negli anni Sessanta.
Proprio come recitava la canzone di marcia per i diritti civili: "Ain't gonna shuffle no more!" (non strisceremo più!)
(Fine Seconda Parte)
Ulteriori informazioni: http://www.myspace.com/doctorstone/blog#ixzz0xkP4SH3T
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